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Arte a Firenze

Opere di Michelangelo a Firenze (FI)


Inestimabile è l’eredità culturale e artistica che Michelangelo ha lasciato alla città di Firenze. Un’eredità fatta soprattutto di numerose e straordinarie opere, perlopiù realizzate durante i lunghi, fondamentali anni trascorsi nella sua città.

Questo opuscolo vuole essere un semplice invito rivolto al turista ad apprezzare, oltre al David (ormai icona del turismo di massa), anche gli altri capolavori e gli splendidi contesti che li contengono.


Chi era Michelangelo Buonarroti?

MICHELANGELO BUONARROTI 1475-1564 La famiglia di Michelangelo, i Buonarroti, era di antiche origini fiorentine e risiedeva nel quartiere di Santa Croce. Michelangelo nacque a Caprese, nei pressi di Arezzo, dove il padre aveva un incarico podestarile. Poco dopo la sua nascita la famiglia fece ritorno verso Firenze.

A tredici anni è apprendista pittore nella fiorente bottega dei Ghirlandaio (la critica ha voluto riconoscere una sua collaborazione nel coro affrescato di Santa Maria Novella), formandosi sui grandi maestri della pittura toscana, Giotto e Masaccio. Poco dopo entra nel cosiddetto Giardino di San Marco: era questo un’accademia voluta da Lorenzo il Magnifico e diretta da un allievo di Donatello (lo scultore Bertoldo di Giovanni), dove era stata allestita, anche a scopo didattico, una collezione di culture antiche. Qui il talento del giovane scultore venne immediatamente notato dal Magnifico che lo accolse nel suo Palazzo di Via Larga (l’attuale Palazzo Medici-Riccardi, per il quale Michelangelo disegnerà in seguito le cosiddette ‘finestre inginocchiate’, chiudendo la loggia michelozziana).

Il giovane artista poté così respirare l’atmosfera umanistica della cerchia culturale medicea (Poliziano, Ficino, Pico della Mirandola), che grande peso ebbe nella sua il contatto col mondo classico fu determinante, Michelangelo ottenne importanti committenze cardinalizie, come il classicheggiante Bacco del Bargello e la celeberrima Pietà di San Pietro in Vaticano; di questo periodo è anche il primo di una lunga serie di viaggi alla volta delle cave di marmo di Carrara, per la scelta della materia prima delle sue sculture.

Nel 1501, di nuovo a Firenze, esegue nel giro di pochi anni due capolavori, il David della Galleria dell’Accademia e il Tondo Doni della Galleria degli Uffizi, ma anche il Tondo Pitti del Bargello e il San Matteo della Galleria dell’Accademia.

In questo periodo, che coincide in parte con la prima Repubblica Fiorentina (1494-1512), avviene il contatto diretto con Leonardo da Vinci. I due furono chiamati peraltro a realizzare due grandiosi affreschi nella Sala del Gran Consiglio di Palazzo Vecchio che, per motivi diversi, non sono giunti a noi (Michelangelo DAVID Commissionato dall’Opera del Duomo nel 1501, venne terminato tre anni dopo.

In un blocco di marmo già iniziato e poi abbandonato da un altro artista quattrocentesco, Michelangelo realizzò un’interpretazione rivoluzionaria dell’eroe biblico, creando l’archetipo dell’ideale di bellezza rinascimentale. L’opera, da subito ribattezzata ‘il gigante’, venne collocata in Piazza Signoria di fronte a Palazzo Vecchio, divenendo il simbolo della  era Repubblica Fiorentina; nel 1873 l’originale è stato trasferito in questo museo, e sostituito da una copia. formazione.

È in questo contesto che esegue le sue prime sculture, la Battaglia dei Centauri e la Madonna della scala , entrambe conservate al Museo di Casa Buonarroti.

Poco dopo aver scolpito il Crocifisso ligneo per il Priore di Santo Spirito, probabilmente anche a seguito della morte del suo primo mecenate, Lorenzo il Magnifico, Michelangelo intraprende una serie di viaggi che lo porteranno a Roma (1496).

Qui, dove il contatto col mondo classico fu determinante, Michelangelo ottenne importanti committenze cardinalizie, come il classicheggiante Bacco del Bargello e la celeberrima Pietà di San Pietro in Vaticano; di questo periodo è anche il primo di una lunga serie di viaggi alla volta delle cave di marmo di Carrara, per la scelta della materia prima delle sue sculture.

Nel 1501, di nuovo a Firenze, esegue nel giro di pochi anni due capolavori, il David della Galleria dell’Accademia e il Tondo Doni della Galleria degli Uffizi, ma anche il Tondo Pitti del Bargello e il San Matteo della Galleria dell’Accademia.

In questo periodo, che coincide in parte con la prima Repubblica Fiorentina (1494-1512), avviene il contatto diretto con Leonardo da Vinci.

I due furono chiamati peraltro a realizzare due grandiosi affreschi nella Sala del Gran Consiglio di Palazzo Vecchio che, per motivi diversi, non sono giunti a noi (Michelangel aveva eseguito solo il cartone preparatorio per la Battaglia di Cascina , poi andato perduto).

Negli anni successivi Michelangelo è impegnato in due opere romane, di fondamentale importanza, commissionategli da Papa Giulio II: il tormentato progetto, più volte modificato, per la monumentale tomba dello stesso Papa (per la quale eseguirà in seguito anche i Prigioni della Galleria dell’Accademia e del Louvre, nonché il Genio della Vittoria di Palazzo Vecchio) e, quindi, la titanica impresa della volta della Cappella Sistina (1508-12).

A Firenze fra il 1515-34, sotto il pontificato mediceo di Leone X e Clemente VII (rispettivamente figlio e nipote di Lorenzo il Magnifico), lavorò ad una serie di interventi al complesso di San Lorenzo, da sempre Chiesa e Mausoleo di famiglia: la mai realizzata facciata, la celeberrima Sagrestia Nuova (con le tombe di Giuliano Duca di Nemours e Lorenzo Duca di Urbino) la Biblioteca Mediceo-Laurenziana.

Nel frattempo, Michelangelo aveva partecipato attivamente alla seconda Repubblica Fiorentina in qualità di sovrintendente alle fortificazioni militari della città (dopo una lunga resistenza la città dovette capitolare all’assedio imperiale del 1530 che sancì il reinsediamento mediceo). Di questo periodo è il David-Apollo del Bargello.

Nel ’34 Michelangelo partì definitivamente per Roma, dove altri grandi opere lo attendevano: il Giudizio Universale della Cappella Sistina (in cui più che altrove si manifestava la sua profonda e tormentata religiosità), la versione finale della tomba di Giulio II in S. Pietro in Vincoli - assai ridimensionata rispetto a quella originaria - comprendente il celebre Mosé , e la sua ultima, grande fatica architettonica: la Cupola di San Pietro.

Le sue due ultime sculture, sublimi espressioni di intensa spiritualità, furono la Pietà Bandini dell’Opera del Duomo di Firenze e la Pietà Rondanini, conservata a Milano; a quest’ultima stava lavorando quando, nel 1564, all’età di 89 anni, morì. Poco dopo la sua morte la salma venne trafugata e trasferita a Firenze.

A coronamento di sontuose esequie Michelangelo venne sepolto nella Basilica di Santa Croce, dove, qualche anno più tardi, su disegno del Vasari, verrà eseguito il celebre monumento funebre.


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